Paolo Savona, Savona, Paolo Savona! Questo nome rimbalza da un articolo all’altro, da un servizio televisivo all’altro. Una parola d’ordine, un richiamo ossessivo che l’informazione raccatta e e rilancia con la consueta superficialità che svuota dei contenuti e appiattisce qualunque cosa che possa sembrare sinapsi in un ritornello banale. Per trovare un pensiero puntuale devi frugare nelle pagine dei giornali, quelle che pochi leggono davvero, mentre i più si fermano ai titoli. Così questo popolo non perde l’ennesima occasione per farsi trascinare con l’anello al naso a seguire tracce fasulle, mentre qualcosa di serio accade sotto i suoi occhi, qualcosa che lo riguarda molto da vicino, più ancora della faticosa e bruciante quotidianità.

Distratti dall’urgenza delle necessità quotidiane, sia che si tratti di contare gli spiccioli per la spesa sia che l’interrogativo sia come fare a nascondere al fisco un benessere che aumenta alla faccia della crisi degli altri, agli italiani sfugge un paradosso: viene acclamato come innovativo, viene descritto come eversivo un uomo che, nella fresca primavera dei suoi 83 anni, vanta il curriculum più istituzionale e integrato nel sistema che si possa immaginare. Eppure basterebbe insistere sui passi della sua carriera, sulle sue relazioni, sulle sue collaborazioni: i nomi che risuonerebbero farebbero scattare anche nell’italiano più distratto un intero concerto di campanelli d’allarme e non certo perché l’anziano signore e professore sia pericoloso, quanto per l’incongruenza dello show mediatico con la realtà dei fatti.

C’è puzza di bruciato. La puzza più intensa non sta nella persona scelta, ma nel rapporto di forza che si sta giocando. E’ ovvio che il Movimento 5 Stelle è del tutto inconsapevole o disinteressato a questo aspetto della faccenda:

« La Costituzione? quella cosa per cui si sale a fare un party sul tetto di Montecitorio? Ah, come ci siamo divertiti! Che bella la vista dall’alto! Di Roma? Macché, scherzi?! Delle televisioni che ci riprendevano dal basso! Ah, che spasso! … Ho fatto la rima!! Merito il Ministero della Poesia. Che dici? … Ah, non c’è il ministero della poesia? E quello dei Tetti? Neanche quello? Ah, vabbe’ … Magari mi accontento della Vice presidenza della Camera. (Ricostruzione di fantasia, ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale)»

La vera partita strategica se la gioca Salvini con i suoi luogotenenti. Sì, perché vince ancora chi studia e questi uniscono l’energia della nuova generazione del personale politico giovane e disinvolto alla sottigliezza di chi, come Calderoli, ha sempre studiato regolamenti e caratteri delle persone, si è appassionato delle pieghe dei palazzi e dei segreti delle relazioni umane che li pervadono e ci ha messo le mani e la testa. Io ne ho avuto una puntuale e folgorante dimostrazione in occasione della riforma del Regolamento del Senato. Lui, il direttore di un’orchestra che non sapeva neanche leggere la partitura, ha costruito con discrezione, un meccanismo che, nella totale indifferenza dei più, ha compromesso alcuni aspetti delicati delle garanzie democratiche di funzionamento della Camera alta, quella che più temono i partiti di governo. Naturalmente i 5 stelle non hanno capito, però gli è piaciuto molto dichiarare a giornali e televisioni compiacenti che finalmente era finita l’era dei voltagabbana e prendere di mira il gruppo misto, in cui all’epoca si erano rifugiati i numerosi senatori che nel frattempo erano stati vittime delle purghe della Casaleggio Associati, la holding che controlla il partito. Consola il fatto che ora nel gruppo misto, per la brutta faccenda dei finti bonifici, ci sia proprio Buccarella, il braccio pentastellato nella Giunta che redasse il nuovo regolamento? Mica tanto. Soprattutto perché tutto ciò non insegna nulla e nel piatto ricco dell’anticasta l’informazione va a grufolare senza troppi distinguo e senza mai pensare alle sfumature e ai dettagli, in cui perfino la cultura popolare sa che che si nasconde il diavolo.

Ma non vi ho ancora detto cosa secondo me sta bruciando e facendo una gran puzza.

Dietro all’insistenza sulla pretesa di collocare questo anziano professore, espressione della tradizione più istituzionale che si possa immaginare, c’è il fastidio per tutto ciò che limita l’esercizio del potere e l’obiettivo di erodere nei fatti ciò che con un percorso regolare non è stato mai possibile intaccare. 

«Se non possiamo cambiare il testo della Costituzione attacchiamone l’applicazione. Così nella distorsione della sua realizzazione materiale arriveremo piano piano a modificarne la sostanza e a fare passare come lecito quello che non lo è, a disinnescare ogni laccio e lacciolo, tutti quegli orpelli che chiamavano garanzie. Tanto quei coglioni degli italiani ormai si sono abituati a non avere garanzie e si bevono tutto. Se poi dovesse andare male, nessun problema: basta raccontargli che chi si oppone al cambiamento è quell’altro anziano signore che sta là tutto paludato in mezzo a legni dorati e intagliati, quell’altro professore che vive nel lusso indifferente alla necessità di lasciarci lavorare. Invocheremo la distanza tra i palazzi del potere e il popolo, cavalcheremo la rabbia arrabbiandoci. L’importante è continuare col mantra del cambiamento e alla fin fine l’uomo forte piace. (Ricostruzione di fantasia, ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale)»

Geniale nella sua banalità. L’esercizio del potere per essere di soddisfazione deve essere libero, soprattutto quando la trippa è poca, le promesse sono state tante e divergenti, mentre gli interessi da tutelare sono sempre gli stessi e la Costituzione è un inciampo perché i tanti principi che contiene descrivono una civiltà faticosa e costosa, un’uguaglianza che oggi toglie a chi ha e distribuisce le opportunità.

Alternative? À la carte non ce ne sono, l’unica vera alternativa sarebbe lo sforzo di ogni singolo di cambiare la propria relazione con la politica, accogliendo l’idea che fa parte della dimensione collettiva e che richiede attenzione e approfondimento. L’alternativa sta nel valorizzare la parte migliore di ciascuno di noi mettendola a disposizione della costruzione di un paese vero e nuovo, dentro alle garanzie che dopo il fascismo i Costituenti hanno scritto. E le hanno scritte così perché conoscevano la grandezza ma anche le debolezze degli italiani.