La suggestione di un concerto di Bruce di qui, la promessa di un posto al sole o di qualche vantaggio economico di là. Così le nostre amministrazioni locali si preparano a perpetuare se stesse alle amministrative 2019. Panem et circenses invece di diritti, che intanto, uno dopo l’altro, vengono sfilati ai cittadini.

Come il diritto di vedere impiegare 1,7 milioni di soldi pubblici regionali a esclusivo vantaggio della collettività, invece di regalarli come una cambiale in bianco alla società privata (coop di area Pd, ma è certamente un caso) che è stata incaricata di realizzare e gestire per i prossimi 18 anni quella che il sindaco Vecchi definisce la più grande arena aperta d’Europa, la struttura per concerti prevista al Campovolo di cui l’appaltatore intascherà tutti i proventi senza alcuna ricaduta sulla cittadinanza, se non quella di un imprecisato indotto ancora tutto da dimostrare. 

E poi anche il diritto di transitare su strade non martoriate dalle buche, di arrivare in stazione alla sera senza temere di essere rapinati o peggio, di respirare un’aria con livelli di salubrità più elevati di quelli di Pechino, di potere raggiungere rapidamente l’ospedale se devi andare a partorire, di non subire una viabilità che assomiglia al gomitolo di strade di Ungaretti senza però averne la poesia.

Spiacevoli inconvenienti per ovviare ai quali vengono chiamati in aiuto i  circenses. Non solo la grande arena, ma anche la Palomar con il suo coté di lustrini e il politecnico balena che rischia di trasformarsi nel cetaceo di Pinocchio se industriali e università non prendono atto che oggi l’investimento deve essere orientato a risolvere i bisogni dell’istruzione nella fascia 6-19 anni. Il tutto condito dal mantra dell’innovazione, della comunità educante e della città delle persone. 

Così, mentre Vecchi favoleggia, nel suo ultimo intervento autoapologetico sulla Gazzetta, di Agripride, G7 dell’agricoltura e partnership con Digione, la Provincia ha già ceduto il caseificio e la stalla (beni pubblici) dell’istituto Zanelli di Coviolo: evidentemente, formare le nuove generazioni a una delle attività più distintive del nostro territorio non è strategico, ma fare passerelle di qua e di là sì. In via Luxemburg, in nome dei diritti acquisiti, come se quelli dei cittadini non lo fossero, le ruspe si apprestano a sostituire con l’ennesimo supermercato quello che poteva essere uno scudo verde contro l’inquinamento alle porte della città.

Venendo al panem, la sostenibilità economica incerta che grava sulla concessione della maxi arena si traduce in un tozzo indigesto per la società appaltatrice e molto amaro per la collettività, che non solo non partecipa agli introiti nonostante ci metta i soldi, ma rischia anche di vedere svalutato il proprio bene in caso di dissesto del concessionario a cui non è richiesta alcuna forma di garanzia. A ripagarla forse qualche briciola, quelle portate da fantomatiche frotte di persone attratte dai grandi concerti per una manciata di sere all’anno, a patto che non se ne vadano nell’arco di poche ore lasciando come unico indotto picchi di inquinamento, viabilità ancora più congestionata, rifiuti da smaltire, sottrazione di risorse alla città per la sicurezza. Briciole come quelle che molti sperano di accaparrarsi assecondando e tacendo, o perché sono a busta paga dell’amministrazione e del suo partito e o perché vorrebbero diventarlo. Se la coscienza rimorde basta annegarla nei circenses. Stefano Bonaccini approva, infatti la Regione sta spingendo perché le scuole il prossimo anno aprano più tardi per prolungare la stagione turistica. Così, mentre viene sfilato anche il diritto all’istruzione, la festa continua. Ma fino a quando?

Maria Mussini, Senatrice Gruppo misto

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