Esaminiamo questa bella notizia così ci predisponiamo a leggere nelle pieghe della legge di bilancio, che, insieme alla legge elettorale, ci terrà impegnati fino a Natale.

ARRIVA LA MANOVRA DA 20 MLD, SGRAVI PER ASSUNZIONI UNDER-35 BARBAGALLO, BUONA NOTIZIA. POLETTI, PREVIDENZA NON E’ PRIORITA’ Per le assunzioni di giovani e’ prevista una decontribuzione fino al 50% per tre anni. Nel 2018 la soglia delle assunzioni incentivate sara’ valida fino al compimento dei 35 anni. Lo ha detto il ministro del lavoro Giuliano Poletti ai sindacati secondo quanto riferito dai partecipanti alla riunione. Per Poletti invece ‘la previdenza non e’ nelle priorita”. Lo sgravio e’ portato al 100% per i giovani assunti al Sud. ‘Una buona notizia’, ha commentato il segretario della Uil Carmelo Barbagallo parlando degli sgravi.

Una previsione utile ai lavoratori, salutata con gioia dalle aziende? Quindi un prodotto molto buono, che riesce a mettere d’accordo due forze tradizionalmente in contrapposizione e per giunta, e qui abbiamo il vero miracolo, non turba i conti dello stato.

Io però sono sospettosa e non credo nei miracoli, quanto meno in quelli che escono dalla mano degli uomini. Così mi sono andata a riguardare qualche segnalazione che mi era arrivata in posta elettronica, ho chiesto a un amico esperto di contribuzione ed ecco cosa mi è saltato fuori.

La decontribuzione è in realtà sottrazione del salario indiretto, cioè pensionistico e sociale; nulla a che vedere dunque con l’abbassamento del cuneo fiscale.

Per capirci meglio: un conto è abbassare il costo del lavoro diminuendo la pressione fiscale, un conto è ridurre il costo al datore di lavoro togliendo quella quota di denaro che comunque spetta al dipendente, nonostante lui non la riceva direttamente nelle sue mani.

I contributi sono quella parte di stipendio che il datore di lavoro gira all’ente pensionistico e assistenziale di malattia, fanno dunque parte del montante che prima o poi sarà nella disponibilità del lavoratore. Tanto più vigliacca è questa operazione visto che si tratta di una quota di salario che non è visibile al suo beneficiario, mentre è chiarissima a chi la dovrebbe pagare e con questo provvedimento non la paga tutta come dovrebbe.

In parole ancora più povere (è proprio il caso di dirlo) il governo ha deciso un vantaggio per le aziende con soldi che non sono suoi, poiché usa a questo scopo il denaro del lavoratore, senza andare minimamente a toccare le quote che incamera a titolo di fiscalità. Al lavoratore si sta sottraendo il denaro che gli serve per la sua pensione di vecchiaia e per la sua assistenza medica, mentre l’IRPEF e le addizionali che vanno allo stato, alle regioni e ai comuni non vengono toccate.

In un sistema di pensioni contributive avete idea di cosa possa significare tutto ciò? Per chi non se ne fosse ancora reso conto o non volesse proprio pensarci, la pensione contributiva pende come una spada affilata sulla testa dei lavoratori di oggi e di domani: chi è in pensione oggi con un sistema retributivo si vede ogni mese un versamento sul conto corrente di un importo calcolato sulla base degli ultimi stipendi percepiti (quindi adeguato alle sue esigenze e aggiornato rispetto alla sua carriera, al costo della vita, all’evoluzione delle sue retribuzioni, ecc.ecc.) nessuno è andato a vedere se il denaro che gli viene messo sul conto corrente ha una benché minima proporzione con quello che lui ha versato; per la verità noi sappiamo benissimo che non c’è alcuna proporzione: ci sono lavoratori che hanno lavorato per 15 anni e prendono la pensione per 30 anni, ci sono persone alle quali sono stati riconosciuti contributi che non hanno mai versato, ci sono tanti soggetti che prima di andare in pensione hanno ricevuto un aumento di stipendio, giusto solo per fare lievitare la mensilità pensionistica, e così via

Invece … chi ha iniziato a lavorare negli ultimi 15/20 anni o inizierà in futuro (1) nel momento in cui avrà diritto alla pensione questa sarà di fatto calcolata sui contributi versati nella sua vita: diventerà dunque ostaggio delle traversie del mondo del lavoro, dei meccanismi del mercato e dell’economia e perfino di un governo che nel 2017 ha regalato all’azienda una fetta della sua pensione. 

Inutile dirvi che da nessuna parte è previsto uno straccio di fondo che vada a ripristinare i soldi che non saranno stati versati, infatti per Poletti la previdenza non è una priorità. Affaracci loro …

Ecco qui, due ombrelli in uno: prima la fregatura del passaggio al contributivo, poi questi regalino alle aziende. Sipario. Applausi.

NB: ma perché la stampa non ha mai correttamente informato sulla spada affilata che pende su intere generazioni che pagheranno i benefici di coloro che sono solo nati prima? Forse ha qualcosa a che vedere col fatto che il sistema contributivo entrerà in vigore per i giornalisti a partire dal 1° gennaio 2018?

 

¹ I lavoratori che al 31 dicembre del 1995 avevano già versato diciotto anni di contributi, potranno godere della possibilità di ottenere il calcolo dell’assegno pensionistico attraverso il metodo retributivo. Gli altri rientrano invece nel sistema pensionistico contributivo.
Ci sono poi casi in cui viene applicato un sistema «pro – rata», ossia un sistema misto tra i due. Alle scelte irresponsabili assunte dal dopoguerra fino agli anni 80 la risposta è stata fare pagare tutto ai nati più o meno dalla metà degli anni Sessanta in poi. Una gigantesca truffa, una gigantesca ingiustizia.