C’è una legge di sistema, cui ho dedicato tempo ed energie per più di due anni insieme all’avvocato Loredana Violi. Il titolo è chiaro Disposizioni a tutela degli autori di segnalazioni di condotte illecite nel settore pubblico e privato e la potete leggere qui mentre qui troverete la scheda del percorso che ha fatto il provvedimento in aula. Io penso che questo disegno di legge sia stato uno dei punti qualificanti della mia attività parlamentare, ci ho investito perché penso che la legalità sia un patrimonio di tutti e perciò una responsabilità di tutti. Sono certa, oggi ancora di più, che solo quando il popolo ne sarà convinto guardiano potremo sperare di vivere in un paese civile e serio. So anche che ci sono mille sfumature per concedere, e soprattutto auto-concedersi, giustificazioni per gesti irregolari e scorretti, che piano piano portano a una svalutazione del rispetto rigoroso delle regole e accompagnano in modo soffice e irresponsabile sulla strada dell’illecito e del reato.

La mole di provvedimenti che ho visto passare in commissione giustizia mi ha colpita per la dimensione contraddittoria e per il carico che sempre ponevano sul sistema giudiziario. Mi sono detta che quella non poteva essere l’unica strada, che ci voleva una svolta che avesse soprattutto una portata sociale, collettiva, democratica, responsabilizzante, insomma una portata culturale. Su questa strada si era già mossa la normativa precedente, ma le leggi approvate in passato non avevano gambe, fissando solo principi generali.

Così io e l’avvocato Violi abbiamo deciso di metterci le mani e la testa. Abbiamo macinato documenti e parlato con tutti quelli che potevano farci vedere sfumature nascoste: segnalanti, autorità anticorruzione, magistrati, avvocati, associazioni, imprenditori, italiani e stranieri. Abbiamo redatto una legge semplicemente bella: scritta in modo comprensibile, capace di fare chiarezza e di dare certezze, aperta in modo da non escludere nessuno, equivalente nelle tutele tra settore pubblico e privato, volta a non aggravare le procedure oltre il minimo necessario per dare garanzie. Abbiamo previsto un fondo di ristoro, trovandone anche le coperture, perché nessuno fosse escluso dall’effettivo sostegno (legale e psicologico) .

C’è chi le leggi le copia e chi se le fa scrivere, c’è chi si impossessa delle idee altrui e chi le buone idee le teme. Non è la nostra legge quella che oggi è stata approvata in aula in Senato, ma una cosa è certa: è la nostra legge che ha permesso di migliorare un testo scritto male e pieno di distorsioni licenziato dalla Camera. Tutti coloro che sanno di cosa stiamo parlando (o perché avrebbero avuto bisogno di tutele vere o anche perché ne temono l’efficacia) sanno che l’approvazione del testo Mussini avrebbe aperto davvero una nuova strada. Ma io e l’avvocato Violi sapevamo già che eravamo troppo avanti. Così ci dobbiamo accontentare di un passo avanti nel settore pubblico e una citazione speriamo non troppo pericolosa nel settore privato.

Qui il mio intervento in dichiarazione di voto

MUSSINI (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSSINI (Misto). Signor Presidente, direi che in quest’Assemblea abbiamo veramente sentito di tutto, dalla parola ricatto ai soliti termini con cui vengono bollati coloro che, francamente, non esito a definire degli eroi convinti del fatto che si vive meglio in uno Stato più giusto e legale.

Vorrei però utilizzare il tempo a mio disposizione non per rispondere puntualmente a tutto quello che ho sentito in quest’Assemblea, ma per dare a chi ci ascolta e a chi magari è chiamato a votare pur senza aver partecipato in modo approfondito al percorso normativo degli strumenti per capire quello che si è fatto e quello che non si è fatto. Infatti, signor Presidente, forse questa non era proprio la legislatura per poter arrivare a un provvedimento veramente utile sul tema, ma per lo meno siamo riusciti a muovere qualche cosa.

Come è stato detto più volte, i riferimenti normativi già esistono nel nostro ordinamento, incardinati nella legge 6 novembre 2012, n. 190 e nel decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231. Tuttavia, il nostro Paese è stato richiamato più volte dall’Unione europea. Nella Relazione della Commissione europea sulla lotta alla corruzione del 2014 siamo stati richiamati perché la normativa per la prevenzione e la repressione della corruzione nel nostro Paese aveva un carattere generico e non sufficientemente esaustivo, non essendo in grado di coprire tutti gli aspetti della segnalazione e, soprattutto, di prevedere tutte le tutele necessarie.

In ultimo, una grave lacuna che oggi avremmo potuto risarcire in modo definitivo e puntuale, ma non riusciamo a farlo, introducendo poco più che un titolo, riguarda le tutele dei segnalanti nel privato. Le richieste dell’Unione europea erano molto precise: canali chiari per dare efficienza alla legge, protezione effettiva e anche campagne di sensibilizzazione. Dopo le parole sentite oggi, direi che tutti siamo chiamati a campagne di sensibilizzazione che definitivamente tolgano dalla nostra cultura le definizioni che abbiamo trovato oggi.

La finalità, infatti, è quella di rafforzare la lotta alla corruzione, che è un dovere nei confronti del Paese e dei giovani. In un Paese corrotto sono gravemente danneggiati non solo l’economia, ma anche lo sviluppo, la creatività e – non ultimo – il merito.

Tante volte abbiamo sentito invocare il merito in termini astratti. Il percorso che stiamo seguendo non si esaurisce certo con il provvedimento che – spero – approveremo oggi. Si tratta di un percorso lungo, che vuole sradicare definitivamente nel nostro Paese la tentazione, che serpeggia a tutti i livelli, di risolvere gli affari non con il merito e la fondatezza della propria preparazione e capacità concorrenziale, ma allungando qualche soldo, utilizzando male i ruoli di responsabilità e approfittando di benefici che sono dati al ruolo e non certo alle persone.

Io personalmente ho presentato un disegno di legge in cui ho seguito le linee guida di ANAC, che sono puntuali ed esaustive. Sarebbe stato sufficiente seguirle per dare piena attuazione alle richieste fatte dall’Unione europea. Nel provvedimento in esame mancano alcuni elementi, come canali e procedure chiare e un’investitura univoca e unitaria che potrebbe anche risolvere i dubbi che sicuramente si annidano nell’animo di chi – magari – ha un atteggiamento favorevole o prudenziale, come ho sentito dire dai colleghi della Lega Nord. Infatti, quando parliamo di segnalazioni, attiviamo dei canali che devono anzitutto portare a una verifica delle stesse.

È molto grave che nel disegno di legge in esame manchi la previsione di un fondo, che è uno strumento concreto imprescindibile. Nel provvedimento sono contemplati rimborsi e risarcimenti, ma teniamo presente che sono previsti in un ex post che potrebbe anche essere molto lungo e duro, mentre il segnalante avrebbe bisogno di tutele nell’immediato.

Anzi, oserei dire che il segnalante ha bisogno di rassicurazioni per potersi sentire tranquillo nella sua segnalazione. Spesso il segnalante si ritrova in una condizione subalterna rispetto a soggetti che possono applicare contro di lui qualunque forma di ritorsione. Allora potremmo dire che solo i ricchi e solo chi ha la disponibilità economica si potrà permettere di segnalare? Purtroppo, se il Governo non si attiverà nella creazione di un fondo, il dubbio che viene è un dubbio reale. L’onestà sempre più spesso nel nostro Paese diventa un monopolio di chi se la può permettere. Vogliamo dare questo messaggio? Mi rivolgo alla rappresentante del Governo.

Questa richiesta è passata con un ordine del giorno, quando poteva tranquillamente essere approvato un emendamento, dando un segnala forte: no, non deve essere così. La segnalazione e la ricerca dell’affermazione della legalità, anche a costo di se stessi e della propria sicurezza, non può essere riservata solo a chi ha la disponibilità economica per non essere ricattato o per essere al di sopra dei ricatti. Quindi, Governo, facciamolo questo fondo, facciamolo senza timori.

Manca tutto il privato. Eppure, signor relatore, l’emendamento che io avevo presentato per introdurre delle procedure chiare nel privato aveva ricevuto il suo parere favorevole. Chissà cosa è successo, poi, al di fuori della discussione trasparente all’interno dalla Commissione. Cosa preoccupa? È evidente che c’è una paura, che ci sono riserve e timori a mettere in piedi un sistema davvero efficace di tutele. Credo che la discussione in quest’Aula abbia proprio dato una dimensione plastica e tangibile di quali sono le paure. Temo che queste paure siano anche legate a una riserva nel vedere un coinvolgimento autentico e democratico della cittadinanza in un percorso di affermazione della legalità.

Credo che questa sia una legge che viene fatta per i giovani prima di tutto. I segnalanti sono soprattutto giovani, che quindi si bruciano anche la possibilità di avere davanti a sé una carriera o un riconoscimento. Purtroppo oggi in questo Paese non succede quello che succede negli Stati Uniti, dove I segnalanti sono visti come soggetti affidabili, a cui volentieri si affida un lavoro nelle proprie aziende. In Italia no: i segnalanti sono ancora visti con sospetto.

È una legge per i cittadini, è una legge profondamente democratica, anche se incompleta. È una legge che cerca di vincere il pregiudizio negativo di chi si immagina che solo nella gerarchia ci sia la salvaguardia del buon funzionamento del lavoro. Ho sentito parole che facevano riferimento al valore di una gerarchia. Bene, io sono giunta in quest’Aula con il valore invece di una dimensione orizzontale, di una compartecipazione, che credo questa legge possa restituire.

Cosa c’è di buono? C’è di buono il fatto di avere dato sicuramente nel pubblico qualche strumento in più. C’è di buono il fatto che nel comma 5 si richiamano esplicitamente quelle linee guida dall’ANAC alle quali si spera che poi nell’attuazione di questa legge si possa fare pieno riferimento. C’è di buono l’inversione dell’onere della prova [nel contenzioso sul lavoro, tra datore di lavoro e lavoratore licenziato per ritorsione]. Resta però molto fumoso lo scenario, perché avremo un giudice del lavoro che si troverà con la necessità di stabilire se la persona che ha davanti è o meno un whistleblower. Così, tra balzelli e scossoni, comunque un piccolo passo avanti l’abbiamo fatto. Ora sta nelle mani un po’ di tutti, sta nelle mani anche di chi deve fare quelle campagne di sensibilizzazione che già sono iniziate a cura di tanti.

Per questa ragione mi sento di poter dichiarare il voto favorevole non solo della sottoscritta e dei tanti senatori del Gruppo Misto che non sono iscritti a componenti o che sono rappresentanti di singole componenti, ma lo dichiaro anche a nome delle componenti più consistenti del Gruppo di cui faccio parte, che sono Sinistra Italiana-SEL, Italia dei Valori e naturalmente, come ho già detto, tutti gli altri senatori rappresentanti di singole componenti. (Applausi della senatrice De Petris).