Concluse le votazioni in aula sul decreto Lorenzin, dopo un andamento sussultorio e un percorso accidentato che confermano l’opacità e l’arroganza con cui è stata condotta tutta l’operazione, vorrei rapidamente e schematicamente ricapitolare alcuni aspetti importanti del dibattito e dello svolgimento dei lavori. Avevo già pubblicato su questo blog un resoconto delle proposte che avrei presentato in commissione e un intervento pubblicato su un giornale locale.

Le correzioni che sono state proposte in Commissione (soprattutto dalle forze di opposizione, tra cui la sottoscritta) sono:

l’eliminazione dell’obbligatorietà delle vaccinazioni e la promozione nel contempo di una cultura della profilassi appropriata al contesto

– l’obbligo di approvvigionamento di vaccini monocomponente

– l’eliminazione o la riduzione delle sanzioni e la soppressione di ogni riferimento alla messa in discussione della potestà genitoriale

– l’ammissione di tutti i bambini senza discriminazioni nelle scuole di ogni ordine e grado, compresa quella dell’infanzia

– l’accertamento della sussistenza e del volume delle reazioni avverse e un monitoraggio vaccinale fatto da autorità indipendente e terza

– la ricerca sulla tossicità delle componenti dei preparati vaccinali e la pretesa di una politica industriale farmaceutica al servizio della salute e non viceversa

– il sostegno a ogni forma di approccio individualizzato e dedicato alla verifica delle condizioni del singolo soggetto

– la verifica dell’emergenza sanitaria e della natura degli accordi internazionali dichiarate in premessa nel decreto

– l’introduzione di risorse appropriate per la gestione del carico aggiuntivo sia sanitario che burocratico

Ho partecipato ai lavori con diritto di voto, poiché la mia collega Simeoni mi ha ceduto temporaneamente il posto.

La seduta cruciale è stata la notturna del 5 luglio, iniziata alle 21 e chiusa alle 2.30, durante la quale sono stati votati gli emendamenti più importanti, perché avrebbero corretto il cuore del decreto.

In quella seduta la presidente della commissione senatrice De Biasi e la ministra Lorenzin prendono atto dell’assenza della maggioranza consueta e offrono una merce di scambio a Forza Italia e in genere ai rappresentanti di certi interessi economici molto ben consolidati nel nostro paese: l’opportunità di fare praticare a medici/infermieri le vaccinazioni in farmacia in cambio della garanzia che all’opposizione mancheranno comunque i voti necessari per fare saltare il decreto. E difatti scompare qualche senatore di opposizione e alle 22 arriva trafelato il senatore forzista Andrea Mandelli, che, pur non essendo membro della commissione ha una certa competenza in materia di farmacie e rimarrà fino a tarda notte a presidiare l’accordo, condividendo  con il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, ex forzista ora fittiano, sia la fatica di presidiare il ghiotto contenuto  sia la stessa competenza, anzi vice-competenzaCosì una maggioranza risicatissima ha potuto bocciare tutti gli emendamenti più scomodi e approvare poche modifiche: la modesta riduzione delle sanzioni, la trasformazione delle vaccinazioni contro la meningite da obbligatorie in raccomandate con l’aggiunta di un’ulteriore raccomandazione (il vaccino contro il rotavirus), l’istituzione di un’Anagrafe nazionale dei vaccini e di un’Unità di crisi, la rimozione dell’aggressione alla potestà genitoriale per via giudiziaria. Abbiamo avuto la soddisfazione di vedere almeno accolta la richiesta di una migliore farmacovigilanza

Nella seduta notturna del 10 luglio la commissione ha licenziato il testo passandolo all’Aula dopo avere introdotto alcune ulteriori piccole modifiche che poco hanno a che vedere con l’urgenza della profilassi, tra cui le meno coerenti con il decreto sono:

– la distrazione di denaro  dal Fondo per l’ampliamento dell’offerta formativa per pagare i collaboratori dei Presidi (che si sono accorti solo adesso che la Buona scuola invece di risolvere problemi ne ha creati, azzerando i capitoli di spesa per sostituzioni, supplenze ed esoneri per diverso servizio)

– il finanziamento di 20 posti dirigenziali presso il Ministero della Salute

– l’accoglimento della richiesta della senatrice a vita Elena Cattaneo di una norma sul contenzioso per somministrazione di farmaci, che non ha nulla a che fare con il decreto tanto da costringere la relatrice a modificarne addirittura il titolo che passa da Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale a Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci

Quando il provvedimento poi è arrivato in aula l’aspetto più grave è stata la continua distorsione e mancanza di trasparenza: chi è contro il decreto viene tacciato di essere contro le profilassi, contro la scienza, viene accusato di essere oscurantista e perfino superstizioso. Qui il mio intervento in discussione generale, in cui metto in luce quali sono i punti veri che chi si oppone a questo provvedimento vuole difendere.

In Aula viene confermato l’impianto sostanziale, vorrei segnalare in particolare la discussione sulla disponibilità del vaccino monocomponente (la relatrice ha sottolineato che le case farmaceutiche non ritengono economicamente conveniente quella produzione, le è stato fatto presente che la salute pubblica non deve essere uniformata alle loro scelte industriali ma semmai il contrario); dopo un penoso tira e molla con la ministra e il senatore Tonini (presidente della Commissione Bilancio) è stato approvato un emendamento vago ed eventuale che subordina la possibilità di iniettare un vaccino monocomponente alla disponibilità di risorse economiche. Il che non vuol dire nulla, poiché è sotto gli occhi di tutti che questo decreto non ha coperture adeguate.

Io ho insistito su un approccio completamente diverso alla salute dei bambini e degli adolescenti, difendendo la proposta con cui chiedevo un investimento culturale e risorse adeguate, qui trovate il mio intervento., che consisteva nell’innalzamento dell’età di affidamento ai pediatri dai 14 ai 16 anni (già ora molti lo chiedono e pare assurdo che nella fase delicata dello sviluppo si debba cambiare il medico curante), una diminuzione del tetto massimo di pazienti per ogni medico e conseguentemente un aumento dei numeri di posti nelle specializzazioni di pediatria.

Altro punto ancora oscuro è l’obbligo del personale adulto (sanitario, socio-sanitario e scolastico) approvato in Commissione in una forma sibillina e modificato in aula in una versione ancora più sibillina. Si chiede al personale scolastico, sanitario e sociosanitario di produrre un’autocertificazione: ma su cosa? Dovranno vaccinarsi e documentare ciò? Dovranno presentare una documentazione sulla loro immunizzazione? A spese proprie dovranno fare test anticorpali? Qui io chiedo una risposta chiara: non la ottengo e prevedo nuovo caos per la povera scuola, che ne avrà già abbastanza.

Altra battaglia persa è stata la rimozione dell’esclusione dalle scuole dei non vaccinati: gli unici bambini che possono essere ricattati in questo modo sono i più piccoli, perché la scuola dell’obbligo oggi inizia con la primaria e il decreto non poteva impedire l’assolvimento a un obbligo costituzionale; dunque addosso ai piccoli, incuranti del percorso inverso che è stato fatto in tanti anni e che ha portato alla valorizzazione della scolarizzazione da 0 a 6 anni. Interessante vedere come la senatrice Puglisi che si vende come sostenitrice di questo tema ha altrettanto fieramente sostenuto la validità di questa esclusione.

Insomma, tra insulti agli oscurantisti, accuse di inconfessabili interessi, dibattito scientifico alla “secondo me” e altre amenità, il decreto viene approvato con i voti favorevoli e contrari dei senatori che potrete comodamente vedere qui e leggere qui. Ora il decreto è alla Camera dei Deputati, pieno per giunta delle stesse incognite finanziarie che aveva già evidenziato sommessamente il servizio studi del Senato 

Un’ultima considerazione: anche questa volta i senatori della Val d’Aosta e del Trentino Alto Adige votano un decreto che obbliga gli altri e che contiene una salvaguardia per loro: da loro si applica solo per quanto consentito dai loro Statuti.

Ora si andrà avanti con il decreto che salva le Banche venete, privatizzando gli utili e socializzando le perdite. 

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