Pubblico qui il mio intervento apparso sulla Gazzetta di Reggio, il cui obiettivo è una riflessione sulla grande preoccupazione e frattura che il decreto legge Lorenzin sta creando 

Non entro nel merito delle ragioni di natura scientifica che inducono molti a ritenere il decreto Lorenzin sull’obbligatorietà vaccinale un provvedimento azzardato e affatto razionale. Mi soffermo invece sulle implicazioni politiche di ciò che io ritengo un atto di polizia sanitaria, pur riconoscendo il valore della prevenzione vaccinale e non condividendo il partito dei no vax. 

In una democrazia sana, i provvedimenti del Ministero della salute dovrebbero incontrare l’adesione della maggior parte dei cittadini, che dovrebbero attribuire a quel dicastero tutta l’autorevolezza e la competenza necessarie per decidere nel migliore dei modi sui temi della loro salute.

Accade invece che il decreto Lorenzin venga rigettato sia da molti genitori preoccupati, sia da quella parte di comunità scientifica che ha espresso perplessità nonostante un’aggressività censoria sfociata addirittura per qualcuno nella radiazione dall’albo dei medici. Oltre alle motivazioni scientifiche, alla base di questa reazione vi sono anche ragioni più generali che coinvolgono sia la gestione complessiva della sanità pubblica, sia la concezione stessa di Stato.

Il decreto Lorenzin è emblematico dell’atteggiamento schizofrenico che compromette quell’alleanza medico-paziente spesso invocata dalla politica ma in realtà poco praticata. 

Quando un medico di base può contare 1900 pazienti e un pediatra 900, l’alleanza medico-paziente non può esistere. Così, capita che il rapporto medico-paziente si trasferisca in tribunale riducendosi a una dialettica a colpi di carte bollate a beneficio di assicurazioni e avvocati, o che lieviti la spesa pubblica per la medicina difensiva (gli esami diagnostici spesso sostituitivi di visite approfondite e della valutazione della storia clinica del paziente) e che per abbassarla venga varata una legge che limita la responsabilità penale del personale sanitario in caso di contenzioso, come la 24/2017, in vigore dal 1° aprile.

Il decreto Lorenzin contribuisce dunque ad amplificare il gap di fiducia tra cittadini e sanità pubblica, togliendo al paziente la libertà di scegliere in piena consapevolezza e al medico la sua facoltà di valutare sulla base dell’individualità del singolo, sostituendola con l’applicazione del protocollo vaccinale standard.

Per queste ragioni i miei interventi sul decreto Lorenzin puntano certamente ad annullare il provvedimento o comunque a ridurne l’impatto, ma anche a cercare di ricostruire il rapporto medico-paziente, restituendo al cittadino il diritto di essere pienamente informato e mettendo nello stesso tempo il medico nelle condizioni di valutare e seguire in modo approfondito il paziente. Da qui la mia richiesta di ridurre il numero di bambini per pediatra incrementando nello stesso tempo quello dei pediatri attraverso l’aumento dei posti nelle specializzazioni. 

Ma le colpe del decreto Lorenzin non si limitano al livello sanitario. Questo provvedimento, così come tutti gli altri che sono stati imposti da questa maggioranza quali la Buona scuola, il Jobs act, il Salvabanche, producono l’effetto di scavare un solco sempre più profondo tra cittadini e Stato. Il partito del non voto, vincitore alle ultime amministrative, viene da qui. Intanto il governatore Bonaccini si vanta di avere fatto dell’Emilia Romagna la testa di ponte della legge sui vaccini, per poi fare un mea culpa dopo i ballottaggi vaneggiando di tatticismi da bar come l’alleanza che il Pd avrebbe dovuto fare col sindaco indipendente Pizzarotti. Una conferma che per la parte politica ora al governo l’alleanza Stato-cittadino è molto lontana da venire.

 

Sen. Maria Mussini, vicepresidente Gruppo misto

 

Intervento pubblicato sulla Gazzetta di Reggio del 4 luglio 2017