Da quando sono stata eletta ho sempre assolto il mio ruolo istituzionale per il 25 aprile, ho stoicamente ascoltato dal palco anche Giuliano Poletti, titolare di una politica del lavoro deprimente e inefficace, emblema del tragico fallimento delle grandi coop del nostro territorio. Quest’anno non posso celebrare il sacrificio della Resistenza accanto a chi si ostina a ignorare che il 4 dicembre i cittadini hanno ribadito per la seconda volta la centralità della Costituzione e dei diritti che essa esprime, a chi non si sente in dovere di fare un esame delle scelte di governo e si comporta come se nulla fosse accaduto, come se la volontà popolare fosse un fastidioso ma ininfluente incidente di percorso. 

Questo 25 aprile sarò a Madonna di Pietravolta col sindaco di Frassinoro, uno dei territori che tanto hanno dato alla Resistenza ma che ora vengono lasciati soli da questa maggioranza e dal suo Governo, la stessa parte politica che si inventa sterili polemiche con l’ANPI e sale e scende dai palchi della Liberazione senza affrontare quella celebrazione della libertà e dei valori costituzionali che meno di 5 mesi fa ha indotto a gridare no alla riforma costituzionale.

Protagonista della lotta partigiana, Frassinoro, come tanti altri centri dell’Appennino, deve fare i conti con risorse sempre più scarse, come dimostra il ddl che prevede lo stanziamento di appena 10 milioni di euro per i piccoli comuni, a fronte dei 3,9 miliardi di euro che il Governo ha destinato a 120 comuni in tutta Italia col bando periferie. Una palese iniquità che va contro il principio costituzionale di ridistribuzione del reddito in modo proporzionale: i cittadini dei piccoli comuni pagano le tasse tanto quanto i centri maggiori, perché allora poco più di un centinaio di progetti di riqualificazione devono assorbire 3,9 miliardi mentre invece a tutti gli altri restano solo le briciole?