Il diritto negato a una morte libera e dignitosa è tema ricorrente; qui lo stato dell’arte al 3 gennaio 2017, quando il Carlino Reggio ha pubblicato questo mio intervento. A tutt’oggi la situazione non è cambiata.

In Italia i cittadini si arrangiano, anche per andare a morire. L’attuale vuoto normativo fa sì che ora chi si trova nella necessità di chiedere per sé o per un proprio congiunto una morte dignitosa deve rivolgersi a un avvocato e attendere la sentenza del giudice. Tutto questo a patto che si abbia un adeguato livello di conoscenza e consapevolezza, oltre che le risorse economiche necessarie.

Le ragioni di questo ritardo sono apparse più che evidenti con il ddl Cirinnà: una legge nata con obiettivi di equità ma ridotta a una norma monca e discriminatoria a causa delle prese di posizione ideologiche e strumentali di centristi e cattodem, cui hanno contribuito non poco anche le interferenze di certa gerarchia ecclesiastica, come l’intervento a gamba tesa del cardinale Bagnasco per chiedere il voto segreto. Un’invasione di campo non solo nel merito ma anche nel metodo di un aspetto puramente procedurale dell’iter legislativo. Un’ingerenza a dir poco inopportuna per uno stato laico che ha il dovere di tutelare i diritti di tutti i suoi cittadini, non solo dei cattolici, e che invece storicamente si trova ad avere a che fare con l’eminenza grigia del clero ogni volta che si entra nel campo dell’etica. Ma i cattolici sono voti potenziali e Alfano lo sa bene. 

Foto di Mario Cucchi – www.kukki.it

Bisognerebbe invece avere l’onestà di riconoscere che esiste un’etica che non coincide con la fede cattolica, che è un fatto privato, e che allo Stato spetta il compito di difendere i valori laici e costituzionali del libero arbitrio e della responsabilità individuale.

Come per il ddl Cirinnà, la mia impressione è che anche sul fine vita manchi la volontà politica. In palese contraddizione col principio di unitarietà e organicità che richiederebbe la normativa su questo argomento, il provvedimento è stato incardinato alla Camera e spacchettato: il tema del “consenso informato e libertà di cura” è stato affidato alla Commissione affari sociali, mentre l’eutanasia viene discussa separatamente in Commissione giustizia. Questo era lo stato dell’arte a febbraio scorso e da allora non se ne è più saputo nulla.

Maria Mussini, vicepresidente Gruppo misto

 

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