A quanti farebbe comodo che al giudice Caruso fosse tolta la presidenza del processo Aemilia? Qui il mio intervento ripreso oggi dal Resto del Carlino Reggio e dalla Gazzetta di Reggio.

La polemica che investe il giudice Francesco Caruso porta in se’ due nodi vitali: le ragioni di merito su cui si fonda il monito del magistrato sulla riforma e le conseguenze gravissime di una sua eventuale rimozione dal processo Aemilia.

È preoccupante che le critiche a Caruso siano concentrate sulle interpretazioni formali della sua esternazione e non siano invece nel merito del contenuto: è vero o no che questo Parlamento è eletto con una legge incostituzionale, che avrebbe dovuto astenersi da un intervento così sostanziale sulla Costituzione, che la prima lettura è frutto del Patto del Nazareno, che il voto non è stato libero (brucia ancora la sostituzione dei membri nelle Commissioni e i risultati contrari al Governo dei voti segreti), che la maggioranza finale è stata garantita dal trasformismo verdiniano? È vero o no che la campagna per il sì si accompagna a promesse e minacce sul benessere economico di singoli e gruppi di interesse? È vero o no che questa legge è stata imposta alla minoranza da una maggioranza (incostituzionale)? È vero o no che i contenuti di questa riforma sono simili a quella bocciata dalla Sinistra nel 2006?

Questo avrei voluto: che un onorevole rispondesse punto per punto con le sue ragioni, invece di assumere toni che ricordano quando Berlusconi suggeriva test psichiatrici per i magistrati.

Che le osservazioni private di Caruso siano un delirio è un’opinione di Castagnetti, che invece il Governo Renzi si regga sui voti di residui del partito fondato da Dell’Utri, carcerato per concorso esterno in associazione mafiosa, è un fatto. Come è un fatto che il magistrato Caruso la mafia la combatte da sempre, non le stringe le mani, non ne cerca i voti con viaggi di gruppo, non ci esce a cena.

Non vorrei poi che questa polemica fosse indirizzata a privare di autorevolezza e continuità il collegio che si sta occupando ora del processo Aemilia: sarebbe un pessimo segnale per una città che deve ancora chiarire come la criminalità ha potuto prosperare a lungo in un contesto che si riteneva sano.