Marketing del territorio, conosciuto ai più ma sconosciuto a chi il territorio dovrebbe amministrarlo, almeno a Reggio Emilia. Tanto che chi ne parla si sente solo come si sentiva la particella di sodio nello spot dell’acqua Lete di qualche tempo fa.

Il mio articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio di mercoledì 16 novembre.

 

Marketing del territorio, questo sconosciuto

Condivido la sorpresa espressa da Stefano Scansani nel suo editoriale di domenica sul silenzio con cui l’amministrazione di Reggio ha accolto la meritevole inchiesta della Gazzetta sullo stato di fruibilità dei nostri beni storico-artistici.

Mi sarei aspettata dal Comune un moto di orgoglio che magari prevedesse anche l’introduzione di concetti chiave quali marketing del territorio, identità, posizionamento, strategia, obiettivi, risultati. Pane quotidiano di ogni impresa, questi termini appaiono incredibilmente assenti dal linguaggio dei politici locali, amministratori poco esercitati a programmi e verifiche ma molto avvezzi al consenso scontato.

E non si tratta solo di beni storico-artistici, sono tante le criticità che possono essere ricondotte a una politica di marketing sul brand Reggio Emilia, come la sicurezza, le concessioni edilizie, le fiere, il Campovolo, la Mediopadana.

I finanziamenti non servono se prima non si chiarisce cosa siamo e dove vogliamo andare. Innanzitutto bisogna mettere in fila quello che c’è, le potenzialità più o meno espresse che possono fungere da volano per il sistema Reggio Emilia.

Arte e storia sono una di queste. La cultura enogastronomica è un’altra. Proprio in questi giorni Parma, con una squadra che unisce pubblico e privato, è a New York per la settimana della cucina italiana nel mondo a presentare i suoi prodotti enogastronomici insieme al brand della città: il culatello di Zibello come leva per promuovere il Correggio. E non è un caso che negli ultimi quattro anni il turismo a Parma abbia registrato un vistoso incremento. E il brand Reggio ci sarà a New York?

Reggio è una delle città italiane più virtuose per le piste ciclabili? Perché allora non puntare al cicloturismo e al fatto che ad appena 20 minuti dalla città ci sono percorsi collinari splendidi, promuovendo itinerari, alleandosi con i Comuni vicini, proponendo linee guida e incentivi a chi può e vuole sviluppare idee imprenditoriali su questo filone, come per esempio i bike hotel?

Vogliamo poi tirare fuori Reggio Children dall’hortus conclusus del Centro Malaguzzi e delle scuole materne comunali per fare davvero di Reggio la città dei bambini? E questo non vuol dire solo mettere due fasciatoi nei bar, ma anche allestire parchi giochi originali e di qualità (ora spesso sotto la soglia della decenza) oppure sfruttare proprio il cicloturismo o i beni storico-artistici rispetto ai quali si potrebbero costruire percorsi a misura di bambino.

Fare della città un brand è una questione complessa che deve tenere conto dei vari interlocutori del territorio. Sta all’amministrazione il compito di ascoltare, mettere ordine, elaborare e proporre linee guida, per poi partire a investire in base a una strategia condivisa. Perché solo la cittadinanza motivata è attrattiva per i pubblici esterni (turisti, imprenditori, cervelli) e solo l’impresa partecipe offre ben più di un supporto economico. Ma qui non si gioca solo la partita dei potenziali avventori della città. Il target esterno è altrettanto importante di quello interno. E solo l’orgoglio di una cittadinanza motivata avrà la forza di rispondere all’appello del questore Fusiello che chiede di vivere di più i quartieri per combattere la criminalità.

Sicurezza, turismo, sviluppo edilizio, ambiente, crescita sociale ed economica sono tanti ingranaggi che si influenzano a vicenda in una stessa macchina. Ma perché questa funzioni bisogna prima decidere come ci collochiamo sulla mappa e quale strada vogliamo prendere.

 

Maria Mussini – Vicepresidente del Gruppo misto