Parliamo di 5 stelle e in particolare di quelli emiliani. Qui il mio intervento pubblicato dalla Gazzetta di Reggio il 30 settembre:

 

Sbagliare e ammettere l’errore pare essere ultima frontiera della virtù in politica. È così per Luigi Di Maio, incensato sul palco di Nettuno dopo avere chiesto scusa per quella che hanno voluto passare come un’innocente leggerezza in tema di trasparenza. E lo hanno ribadito Beppe Grillo e Alessandro Di Battista a Palermo con scrupolosa cautela predittiva (ma sì, possiamo fare degli errori). Peccatucci veniali come segni rivelatori che gli autentici unti della politica pulita sono i 5 stelle e altrettanti mea culpa come piccole redenzioni celebrate nel confessionale della pubblica piazza reale e virtuale. Lievi ingenuità nell’esecuzione esibite come prova di verginità nella politica30-9-2016-gazzetta-re

“Nessuno siam perfetti, ciascuno abbiamo i suoi difetti”: tra Raggi danzanti, Dibba motodotati e gli scoppiettii del solito Grillo, è questa la morale del grande giubileo 5 stelle andato in scena il 24 e 25 settembre. Amnistia per i peccati veniali ma silenzio tombale sui vizi capitali che affliggono il “Partito 5 Stelle”: presunzione, opacità, mancanza di competenze, infingardaggine.

L’arroganza è il vizio di una parte degli M5S che ora, in tutte le sue declinazioni, dall’arrivismo personale alla presunzione di pensare che basti gridare la parola onestà per fare della politica pulita, ha corroso il Movimento. Da qui alla mancanza di trasparenza il passo è breve: la condivisione orizzontale che doveva essere il nostro metodo è stata sostituita da un verticismo aziendalistico spinto con la finta democrazia partecipata della rete come copertura. E chi non è stato d’accordo e ha chiesto regole certe è stato buttato fuori senza scrupoli, come la sottoscritta. Così, insieme alle persone, sono state espulse anche le competenze e la lucidità di chi riconosceva che una delle massime priorità era organizzare e rappresentare in modo efficace l’intelligenza collettiva: missione fallita, come ci dimostra il caso Roma e il fatto che il Movimento si ritrova di nuovo Grillo-dipendente.

E tutto questo col colpevole silenzio di tanti eletti 5 stelle che hanno chinato il capo o si sono accodati alla cupola sperando in una futura investitura del capo, sulla scia di quella, fallimentare, di Bugani a candidato sindaco di Bologna. La codardia pecoreccia di chi, anche tra i parlamentari nostrani, non ha fatto nulla per mantenere in vita un Movimento che in Emilia è morto. Considero colpevole della distorsione dei valori fondanti proprio chi è stato zitto, limitandosi a balbettare inconsistenti giustificazioni e sottraendosi costantemente ai confronti pubblici con altri parlamentari sul merito.

I risultati ora sono sotto gli occhi di tutti. L’impegno verso il bene collettivo è stato soppiantato dalla peggiore esibizione di lotta per il controllo. Col nuovo regolamento 5 stelle da votare on line, le regole che chiedevamo per tutelare la nostra missione politica ora ci vengono restituite sotto forma di statuto di regime confezionato ad hoc per escludere definitivamente le persone scomode, come Pizzarotti.

Ma soprattutto, questa infingardaggine lascia campo libero a una maggioranza che persevera in questi vizi capitali. Se infatti l’ammissione di colpa è la nuova virtù, l’arroganza, il servilismo di scuderia, la mancanza di trasparenza e competenze sono peccati antichi e sempre attuali. Ora, un M5S che non assomiglia più nemmeno all’ombra di quello che avrebbe dovuto essere non costringe quella parte politica neanche a fare lo sforzo di un mea culpa. Ai pentastellati emiliani va bene così?

 

Sen. Maria Mussini – vicepresidente Gruppo misto, ex 5 stelle

 

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