Riporto anche qui il mio intervento sulla riforma costituzionale che è stato pubblicato oggi dalla Gazzetta di Reggio.

Colpe e conseguenze di una riforma sbagliata

Egregio direttore,

ieri si sono concluse le votazioni della Riforma costituzionale proposta e voluta dal premier Matteo Renzi e dalla sua ministra Boschi, un testo confuso, ben lontano dalla chiarezza e densità della Costituzione del ’48 e incapace di risolvere le nuove sfide che una Repubblica giovane avrebbe dovuto affrontare per migliorare la funzionalità senza perdere la carica democratica delle istituzioni.

La prima colpa di chi ci ha trascinati in questo percorso tutto partitico è che i cittadini non ne sanno nulla,  otto su dieci si domandano cosa diavolo stiamo facendo, mentre parte dell’informazione cartacea e televisiva rimanda solo dichiarazioni unilaterali e frammenti di verità che fuori dal contesto tessono l’inganno. Si parla di Riforma del Senato, mentre la camera alta non viene soppressa, viene solo svuotata di competenze e occupata da rappresentanti nominati dalle amministrazioni locali: i cittadini potranno dire la loro nelle urne? Non si sa; questa Costituzione rimanda la definizione di tale passaggio a leggi ordinarie e addirittura regionali: un affronto alla dignità degli elettori, alla logica interna del diritto e della gerarchia delle leggi, mentre la cronaca ogni giorno racconta le vicende giudiziarie dei possibili futuri senatori.

La seconda colpa è illudere gli italiani su futuri risparmi per la macchina politica: una falsità che smonterebbe chiunque vada a verificare i bilanci delle Camere, del Quirinale, delle Regioni, etc etc. La macchina di palazzo Madama non si ferma, quella della Camera costa molto di più, qualcuno dai territori dovrà farsi carico del costo delle gite a Roma degli inutili e immuni senatori di domani.

Nei miei emendamenti e in quelli che ho sottoscritto si chiedeva: dimezzamento dei parlamentari (per costi certi e ridotti e procedure più snelle), competenze specifiche per ciascuna delle due camere per dare forza e vigore all’aggiornamento normativo, alla creazione di leggi utili, anche per avere una maggiore credibilità e forza contrattuale nell’Unione Europea; eliminare l’elezione diretta dei cittadini mi sembra una stortura degna solo di chi teme il confronto con chi gli si affida.

Quello che è successo nell’Aula del Senato è stata l’avanzata di un disegno calato dall’alto, a colpi di pallottoliere, senza contributo da parte delle opposizioni, in uno spirito tutt’altro che costituente testimoniato dalla mancanza di un senatore relatore e dalla ricorrente pronuncia esclusiva della ministra Boschi: “Parere del Governo contrario a tutti gli emendamenti”. Quello che è più grave è che tale stile anticipa la parte più importante di questo testo, che disegna una camera unica in cui il futuro governo farà avanzare i propri disegni di legge a ritmo serrato, asfaltando potenzialmente, in virtù della legge elettorale approvata di recente, la volontà perfino di un 75% degli elettori, che comunque dovranno sottostare alle scelte di pochi, non eletti ma scelti nelle segreterie di partito.

In Aula quando si parla di svolta autoritaria si levano alte le urla di questa maggioranza posticcia (in cui credo che davvero non si riconosca ormai una larga parte di chi ha dato loro fiducia nel febbraio 2013). Se sia così lo decideranno i cittadini: io mi riservo di dedicare tutte le mie energie a rispondere a chi vorrà sapere, a informare chi si dovrà esprimere in un futuro referendum; sarò con i comitati referendari tutte le volte che avranno bisogno di me e dell’esperienza che ho maturato per loro in questi mesi.

Maria Mussini

Vicepresidente Gruppo Misto Senato

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