Eppure l’Italia le risorse ce le ha. E qui non parliamo di beni culturali.

Parliamo di politica estera, parliamo di Romano Prodi, una figura di autorevolezza universalmente condivisa a livello internazionale e di esperienza indiscussa, come ricorda anche l’intervista di Eugenio Scalfari pubblicata oggi su La Repubblica.

Un Prodi che ieri ha tenuto a Locri una lectio magistralis sul tema “Europa e Mediterraneo nella confusione totale”, ma che avremmo invece preferito vedere in prima linea nella veste di inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia al posto del diplomatico tedesco Martin Kobler, che ha appena sostituito Bernardino Léon.
Questo ruolo per Prodi era già stato auspicato nell’aprile scorso anche da Gian Franco Damiano, presidente della Camera di Commercio italo-libica poco prima che fosse designato Léon, ma osteggiato da Renzi che liquidò la questione sentenziando “sulla base del presupposto che era meglio non scegliere un ex premier che aveva avuto rapporti con Gheddafi”.
Ora Léon, di cui non si negano i meriti, ma che lascia una situazione non solo non risolta, ma ancora molto lontana da una soluzione, viene sostituito da Kobler, assegnando così alla Germania un’altra medaglia a un palmares europeo già molto corposo.
La scelta della Germania garantisce all’ONU una rappresentanza neutrale: c’è da domandarsi se questa neutralità sia più utile o dannosa. Non sfugge a nessuno che la politica dell’UE da anni è diventata sempre meno mediterranea proprio in virtù del tiepido interesse dei tedeschi e dei paesi che orbitano intorno a loro; è certamente vero che la Germania finalmente ha preso contatto diretto con la gravità delle conseguenze di una Libia nel caos (dalla questione profughi a quelle energetiche), ma è altrettanto vero che le mani che si mettono nel caos devono essere estremamente abili ed esperte, che il Professore ha grande credito sia presso i principali interlocutori economici della zona (la Cina in particolare) sia presso i paesi limitrofi e all’interno dell’Unione Africana, sia infine presso i tedeschi all’interno dell’UE, che certamente sanno di potere fare affidamento sulla sua solida capacità.
Intanto l’Italia è sempre più fuori dai giochi di un Mediterraneo di cui dovrebbe essere testa di ponte per ragioni contingenti, storiche e geografiche, ma dai cui salotti buoni viene invece esclusa anche quando a quei salotti partecipa il sangue del proprio sangue, vedi il vertice trilaterale su Siria e Libia che il 24 settembre scorso a Parigi ha visto Federica Mogherini incontrare i ministri degli esteri francese, tedesco e britannico, rispettivamente Laurent Fabius, Frank-Walter Steinmeier e Philip Hammond. Gentiloni, ministro degli Esteri italiano, a casa.
Così, mentre l’Isis rimpolpa le proprie schiere e le bombe francesi, russe e americane si incrociano in Siria, Renzi cinguetta generiche banalità dal podio dell’Assemblea generale dell’Onu, tronfio del suo vuoto apparire. Un vuoto che la presenza ingombrante di un Prodi certo sarebbe destinata a oscurare anche molto più di quanto abbia già fatto la Mogherini a Parigi.

Un quadro più dettagliato della crisi libica è riassunto in questa intervista che ho rilasciato ieri all’agenzia Nova:

Libia: senatrice Mussini, “Italia avrebbe dovuto insistere su Prodi per dopo Leon”

Roma, 01 ott – (Nova) – La sostituzione dell’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, lo spagnolo Bernardino Leon, con il diplomatico tedesco, Martin Kobler, rappresenta un’occasione persa dall’Italia, che avrebbe dovuto insistere sulla nomina dell’ex premier Romano Prodi, gia’ inviato Onu per il Sahel. Lo ha detto oggi la senatrice Maria Mussini, vicepresidente del Gruppo misto. “Quello che piu’ stupisce e’ l’atteggiamento dell’Italia. Abbiamo una persona come Prodi che ha conoscenze, capacita’, credito, storia personale e credibilita’ in tutta l’area”, ha detto Mussini. “E’ come tenere una Ferrari in garage perche’ il libretto e’ intestato a un’altra persona”, ha detto ancora la vicepresidente del Gruppo misto, smentendo le illazioni secondo cui la candidatura di Prodi non reggerebbe a causa della presunta vicinanza del professore al regime di Muhammar Gheddfafi.
Il successore di Leon avra’ il difficile compito di condurre i negoziati inter-libici per arrivare ad un governo di raccordo nazionale. La Libia e’ divisa in due autorita’ separate da oltre un anno. Da una parte vi e’ un parlamento riconosciuto a livello internazionale con sede a Tobruk e il cui governo opera nell’area orientale del paese; dall’altra un’amministrazione sostenuta da gruppi filo-islamisti che governa la capitale Tripoli e che controlla gran parte delle regioni occidentali. A complicare la situazione vi sono i militanti armati fedeli ad al Qaeda e allo Stato islamico che minacciano sia Tripoli che Tobruk. Il sedicente “califfato” di Abu Bakr al Baghdadi ha ha istituito un vero e proprio “emirato” a Sirte, citta’ natale del defunto rais Muhammar Gheddafi, seguendo l’esempio di altri centri conquistati dai jihadisti come al Raqqa in Siria e Mosul in Iraq.

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