In tema di riforme costituzionali, riporto sul mio blog la lettera che nei giorni scorsi ho scritto ai giornali della mia città ma che nessuno di loro mi risulta abbia pubblicato.

Gentile Direttore,

scrivo al Suo giornale perché credo sia mio dovere informare chi mi ha eletto di ciò che sta realmente accadendo in merito al disegno di legge ora in discussione sulla riforma del Senato.

Temo infatti che il dibattito a cui si assiste oggi dall’esterno, concentrato quasi esclusivamente sull’elezione diretta dei senatori, faccia perdere di vista il quadro d’insieme di un processo in atto i cui esiti potrebbero avere sulla vita democratica del nostro paese ricadute molto gravi: approvare questo disegno di legge significa consegnare nelle mani di una sola persona, il Presidente del Consiglio, sia il potere esecutivo che quello legislativo, segnando una svolta in senso autoritario che non ha precedenti nella storia del nostro dopoguerra.

Le ragioni indicate dal Governo, mirate a creare consenso intorno a questa riforma, sono diverse e menzognere. Mi limito qui alle due principali:

– maggiore efficienza nel procedimento legislativo. Bugia: quello che blocca la produzione di leggi parlamentari è la continua interferenza di logiche lobbistiche o di posizionamenti ideologici dettati da interessi di bottega estranei al bene del Paese;

– risparmio sul costo della politica. Non è vero: rimangono sia i costi del Senato, che non viene abolito, sia quelli della Camera dei Deputati, che costa 5 volte tanto e che vede una presenza al voto dei deputati mai superiore ai suoi ¾.

Le ragioni vere, come ho anticipato nella premessa, sono riconducibili a una sola: la concentrazione del potere.

Se verrà approvato questo disegno di legge ci ritroveremo una Camera dei Deputati affollata e costosa come ora, dominata da chi avrà ottenuto un (incostituzionale) premio di maggioranza, o meglio, dal suo Governo. Un Governo che, come ci insegna quello di Renzi, non coincide affatto con il programma e le persone scelte dagli elettori; un Governo che, imboccata una strada, non dovrà rendere conto a nessuno, si sceglierà il Presidente della Repubblica, i giudici della Corte costituzionale, metterà a tacere senza difficoltà opposizioni e minoranze.

Avremo un senaticchio che diventa un condominio, i cui inquilini sono scelti con criteri diversi per ciascuna regione, i sindaci addirittura saranno eletti da un corpo elettorale differente; non costerà meno, sarà solo inefficace, una sorta di cimitero degli elefanti nominati o per prestigio o per tenerli fuori dai guai con la giustizia.

Le prove generali di questo disegno sono già state fatte con la riforma della scuola, costruita tutta nella Camera dei Deputati, con la forza di una maggioranza drogata, portata in Senato senza relatore, soffocando tutta la discussione con un voto di fiducia e ignorando e delegittimando chi poneva questioni importanti e di merito. Risultato: la scuola ha più difficoltà e meno risorse di prima e regioni come il Veneto ricorrono alla Corte costituzionale.

Se il Governo avesse voluto davvero risolvere la difficoltà del sistema bicamerale avrebbe dovuto piuttosto dimezzare i parlamentari, procedere a una revisione profonda dei regolamenti e potenziare il rapporto tra elettori ed eletti. Ma questo non avrebbe risolto il vero nodo: la concentrazione del potere. E infatti la direzione tracciata è esattamente quella opposta.

Maria Mussini

Rappresentante dei cittadini in Senato

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