Riporto qui sotto le spiegazioni agli emendamenti sul ddl della scuola che ho presentato: li ho inviati a colleghi senatori per chiedere la loro firma, li pubblico qui perché possano avere il sostegno di chi vive questo passaggio importante fuori dai palazzi.

Perché tutti devono sapere.images

Li ho raggruppati per temi, per rendere più leggibile l’idea dei valori che voglio affermare con queste correzioni, in parte nate dal confronto con il Comitato per la LIP scuola e in parte elaborate da me sulla base della mia esperienza e del confronto continuo di questi mesi con tutti coloro che ho incontrato e che mi hanno scritto. Mi sono concentrata sull’affermazione di alcuni valori fondanti il sistema di istruzione nelle sue articolazioni concrete e sulla soppressione conseguente di quelle modifiche che rappresentano una visione di scuola che non è affatto condivisa e condivisibile.

Ho cercato tuttavia di mantenere quelle indicazioni che non configgevano con la mia idea di scuola: costituzionale, fondata sulla condivisione e partecipazione democratica, sulla libertà di apprendimento e su quella di insegnamento da cui dipende, che accoglie e integra le differenze e che mantiene livelli unitari (nella distribuzione sia geografica sia sociale) nella garanzia di godimento di questi diritti.

Ho lavorato tenendo presente le necessità di intervenire sull’efficienza della scuola, senza nascondere il fatto che oggi il sistema di istruzione paga la fortissima riduzione di risorse e che si pone per il futuro la necessità di una riflessione sulla distribuzione della fiscalità generale in modo da rilasciare al luogo in cui si costruisce il futuro delle prossime generazioni la possibilità di attuare la sua missione.

Il testo degli emendamenti è molto tecnico e per questa ragione li trovate in collegamenti separati, cosicché la visione globale non sia interrotta, ma sia anche documentato con chiarezza il contenuto propositivo e innovativo.

Perché nessuno possa dire che la scuola dice solo no.

 

Chi mi segue sa che sono stata esclusa dalla commissione, ma io sarò là comunque, a piè fermo a sostenere e discutere: perché questa è la mia missione e la mia coerenza.

La missione della scuola

Il primo intervento mira a premettere i valori costituzionali alla visione di una scuola flessibile e adatta al mondo del lavoro, perché sia apertamente dichiarato che l’istruzione non è un servizio erogato, ma un diritto; l’idea del servizio riflette (e questo accade ripetutamente nel testo) anche l’idea di una fruizione individualistica, la cui qualità è legata alla disponibilità economica delle famiglie ed è finalizzata a una realizzazione solo materiale e lavorativa della personalità del cittadino; per me invece la scuola è strumento di libertà di scelta e di crescita, è ancora e più che mai oggi ascensore sociale e fonte di soddisfazione della parte umana oltre che tecnica del sé.

La gestione della scuola

Sono ben consapevole del fatto che oggi le scuole hanno bisogno di dare risposte articolate e rapide alle tante richieste che vengono fatte loro, ma proprio per la complessità del ruolo dell’istruzione la sua missione deve essere condivisa e armonica: come in una famiglia, se non c’è accordo è difficile che ci siano buoni risultati, anche se tante volte non è facile e l’individualismo prevale. Ma allora non è meglio ridare valore agli organi collegiali invece di annullarli? Estendere la partecipazione al personale ATA a  famiglie e studenti, almeno per una parte propositiva?

Per ribadire che una scuola funziona solo nella collegialità e condivisione, ho introdotto un comma aggiuntivo, in cui si ribadisce l’articolazione collegiale delle istituzioni scolastiche, nel rispetto delle esperienze anche più recenti, mantenendo gli organi esistenti, garantendo l’esercizio di coordinamento da parte del Preside e integrando con la proposta di una partecipazione più sistematica delle componenti tecniche e ausiliarie e di famiglie e studenti, chiamate esplicitamente in causa nella fase progettuale. La regolamentazione dei consigli che rappresentano queste altre componenti viene lasciata alle stesse istituzioni, in modo da rispecchiare la varietà delle realtà del nostro territorio. La precisazione del valore e della funzione della collegialità credo che dia una prima risposta a molte delle critiche avanzate sulla figura predominante del dirigente scolastico.

Inoltre con specifici interventi su altri articoli si ribadisce la necessità di dare valore e piena attuazione agli altri organi collegiali: il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (i cui pareri sono necessari e obbligatori per legge e la cui ricostituzionee è stata oggetto perfino di pronunciamenti di tribunale, mentre il Ministero, colpevolmente, fa resistenza passiva) i Consigli decentrati, previsti dalla normativa richiamata negli emendamenti e per inerzia dell’amministrazione non attivati: in una fase delicata per il sistema intero è quanto mai necessario integrare l’attività dirigenziale esercitata dal Ministero nelle sue varie articolazioni con rappresentanze dirette del mondo della scuola.