Mercoledì pomeriggio l’aula del Senato ha approvato un disegno di legge che cerca di rispondere al problema del bullismo esercitato in rete, definito cyberbullismo.

cyber_aSi tratta di un fenomeno molto più diffuso di quello che può sembrare agli adulti: gli adolescenti e perfino i ragazzini sono iper connessi, le loro relazioni passano in larghissima parte dalla comunicazione in rete; la prima conseguenza è che si crea una comunità virtuale la cui portata sfugge ancora alla comprensione e alla supervisione degli adulti. Sebbene molto vivace e coinvolgente, questo mondo virtuale nasconde anche trappole e insidie.

Il faccia a faccia fisico implica un confronto più completo, in cui l’educazione può svolgere la sua parte, favorendo una percezione globale e più empatica dell’altro, la relazione virtuale invece libera istinti non sempre positivi: ci si può inventare un’identità più forte, la tastiera sopprime una naturale limitazione nell’espressività, i toni diventano più accesi, circolano immagini rubate, monta la pressione e la vittima si ritrova braccata.

Nel resoconto del disegno di legge sono descritti con precisione gli argomenti della vessazione, che si basano prevalentemente su differenza di genere, disabilità, preferenze sessuali, difetti fisici, provenienza geografica o etnica, appartenenza religiosa. Tutta una serie di elementi che concorrono a formare di fatto un canone, un modello prevalente a cui quanto più aderisci tanto più sei integrato, quanto più te ne allontani, tanto più sei discriminato e dunque soggetto a vessazioni.

Quello che trovo contraddittorio nel ddl è che, da un lato, si insiste sulla necessità dell’educazione, dall’altro, invece, si focalizza lo sforzo (anche economico) a partire dal momento in cui si crea la pressione e inizia di fatto la catena del cyberbullismo. Infatti, l’unico stanziamento previsto dalla legge è quello destinato ad aumentare il fondo della lotta alla criminalità informatica, a beneficio della polizia postale, che verrà incaricata di svolgere corsi di sensibilizzazione per la significativa cifra di ben 30 euro per ogni scuola!

Per combattere questa piaga invece sappiamo che conta di più la capacità di rafforzare le risorse dei più deboli che mettersi sulle tracce dei bulli: una capacità che viene da un’educazione sana e corroborante. Che naturalmente oggi si chiede alla scuola di dare.logo-accoglienza-SCUOLA
Si chiede al personale della scuola di essere educatori attenti all’individualità, “sentinelle” del disagio, ricettori delle confidenze di chi si sente oppresso ed escluso. Ma non si dà a questo personale lo spazio per potere svolgere così la sua funzione: i docenti corrono da una classe all’altra, da una scuola all’altra; si confrontano con classi pollaio in cui è difficile avere un rapporto individualizzato. Soprattutto, non hanno più la continuità didattica, cambiando di continuo classi a causa della folle gestione fatta dai dirigenti scolastici in nome della razionalizzazione della spesa (che per loro si traduce in un premio in denaro).

Così, per dare una risposta a un problema sociale che tocca i più deboli senza investire né adeguatamente né correttamente, si consuma ancora una volta l’ipocrisia delle istituzioni. Prevedo che il fenomeno non calerà, nonostante questa legge sia stata ampiamente votata e lodata, e spero che ci si renda conto che la scuola per funzionare bene ha bisogno prima di tutto di recuperare le risorse che ha perso.
Qui il mio intervento in aula.