Elezioni regionali del 23 novembre: 700 mila voti persi in Emilia Romagna, roccaforte storica del PD. Questo è il dato che rende molto amaro il calice della vittoria di Bonaccini neogovernatore della regione, al di là dei toni trionfalistici e dei “chisseneimporta” di Renzi.

Com’è potuto accadere? Non credo che le cosiddette “spese pazze” di alcuni consiglieri o le vicende giudiziarie che hanno portato alle dimissioni di Vasco Errani siano una spiegazione sufficiente. Più credibile è l’ipotesi di uno scollamento troppo marcato e troppo duraturo tra i cittadini e coloro che li devono rappresentare, politici autoreferenziali che interagiscono solo all’interno del proprio apparato e che solo a questo apparato rispondono.

Ma questa si è già sentita, vedi Renzi.

Proviamo a dare qualche esempio concreto, su cui però Renzi non sarebbe d’accordo. Ne cito due che conosco molto bene, non solo perché l’Emilia Romagna è la mia regione ma perché ho avuto modo di intervenire o di occuparmene direttamente. Sono due fatti legati alla città di Parma: la questione degli inceneritori e il Festival Verdi. Potete trovare i dettagli nel mio intervento al Senato incluso all’articolo e in questa lettera che scrissi a inizio novembre di quest’anno ai cittadini di Parma ma che nessun giornale locale, a parte ilMattinodiParma.it, ha voluto pubblicare.

Il punto è che, in entrambi i casi, diritti della cittadinanza fondamentali – come la salute, la tutela del territorio, la valorizzazione del patrimonio culturale – sono stati palesemente calpestati e sacrificati sull’altare di un millantato superiore interesse nazionale. A tutto questo si è contrapposto il completo e ingiustificato silenzio dei Senatori PD della regione, che proprio quei cittadini dovrebbero rappresentare.
Quella che è venuta a mancare, in queste due vicende, è la volontà di rimboccarsi le maniche, il cercare di capire che cosa è giusto e sbagliato per le persone in carne e ossa, che cosa ha un senso e cosa non lo ha.

E qui vengo agli altri perdenti di queste elezioni regionali: i 5 stelle, di cui io non faccio più parte dal marzo di quest’anno.
Per quanto l’Emilia Romagna abbia rappresentato un pilastro fondamentale per la crescita di questo movimento, i 5 stelle sono riusciti a prendere solo 6 mila voti in più rispetto alle regionali del 2010. Eppure i voti persi del PD ci dimostrano che il vuoto politico c’è, eccome. Ciò significa che i 5 stelle non sono più percepiti come alternativa, che non sono riusciti a conferire sostanza a quel capitale di fiducia che avevano ipotecato quando si sono presentati le prime volte agli elettori.

Anche qui, si è perso il senso. Il movimento è rimasto intrappolato nei paletti che lui stesso si è precostruito, oscurando la voglia di fare di molti dei suoi componenti e perdendosi nei rivoli di sterili equilibrismi, mentre fuori i cittadini chiedevano risposte.