Divorzio-allitalianaFinalmente una buona notizia: la Commissione Giustizia, di cui io faccio parte, nella seduta del 19 novembre ha approvato il Disegno di legge che semplifica e snellisce la procedura di divorzio, introducendo due modifiche sostanziali e molto avanzate rispetto alla legge vigente, migliorando anche la formulazione uscita dalla Camera.

In cosa consiste
Il nuovo Ddl riduce da 3 anni a 12 mesi il periodo che intercorre tra la notificazione della domanda di separazione e il divorzio. In caso di separazione consensuale dei coniugi, il termine viene ulteriormente ridotto a 6 mesi.
In casi limitati, la norma consente inoltre di richiedere il divorzio senza passare prima dalla separazione legale. Le condizioni perché ciò possa avvenire sono: i coniugi devono essere concordi e presentare insieme l’istanza, non ci devono essere figli minori, né figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave, né figli di meno di 26 anni economicamente non autosufficienti.

La spaccatura in Commissione
Il Ddl ha provocato una profonda spaccatura all’interno della Commissione, che ha visto il voto negativo di NCD e di parte del PD opporsi a quello favorevole degli altri PD, dei 5 stelle, di alcuni della destra e della sottoscritta.
Il Senatore NCD Giovanardi ha abbandonato i lavori rimandando polemicamente l’appuntamento in aula e dichiarando di avere raccolto le perplessità di molti anche nelle fila del PD, probabilmente poco rappresentate in Commissione.

I risvolti politici
È evidente che in Commissione Giustizia la maggioranza è diversa da quella che sostiene il governo.
Il punto politico è che abbiamo una maggioranza che mette insieme una parte conservatrice e una progressista; con questo assetto diventa molto difficile intervenire sia sui diritti che sulla giustizia.

I tempi della legge
Ma un risultato importante intanto lo abbiamo ottenuto. I tempi? Il disaccordo all’interno della maggioranza porta a pensare che questo tema sarà usato dalla politica per aggiustamenti interni e regolamenti di conti; per questa ragione il testo che è pronto e confezionato per andare in aula sicuramente provocherà una discussione accesa. Una volta approvato, speriamo senza passi indietro del PD, dovrà passare alla Camera, dove però la maggioranza monocolore del governo potrebbe approvarlo in via definitiva senza negoziati.
Se ci fossero la coerenza e la volontà politiche il divorzio breve potrebbe essere legge entro Natale.

Un passo avanti verso i diritti delle persone
Dobbiamo essere felici che le coppie divorzino? No, ma non è una legge vessatoria come quella ora in vigore che può ricompattare le famiglie. La coesione sociale e il recupero dei valori dell’affettività devono essere perseguiti in altro modo, educazione in primis.
La normativa attuale risale al 1970: in termini di evoluzione sociale, praticamente il pleistocene. I legislatori hanno il dovere di riconoscere questa evoluzione, di prendere atto non solo delle numerose richieste di divorzio, ma anche della presenza sempre più imponente di coppie di fatto, tra cui rientrano anche persone che non si sposano perché le procedure di scioglimento risultano complesse e costose.
Le leggi che non riconoscono i cambiamenti della società rischiano di diventare lesive dei diritti degli individui e delle parti più deboli.
E poi, quale senso ha riconoscere e disciplinare un istituto, come quello delle coppie di fatto, senza prima adeguare quello già esistente? Ma quella delle coppie di fatto è un’altra storia, ne riparleremo.